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Ritardi e i disturbi del linguaggio


Intervista alla Dottoressa Emanuela Allodi – specialista in Logopedia presso Poliambulatorio CMM

 

l’importanza di attuare un trattamento precoce nel bambino in età prescolare

Generalmente, già nel corso del primo anno di vita, i bambini iniziano a produrre i suoni della propria lingua fino ad arrivare a produrre le prime parole.

Però nei bambini il processo di acquisizione del linguaggio è caratterizzato da grandissime variabili individuali che riguardano non solo i tempi, ma anche i modi e le strategie di apprendimento.

Infatti l’evoluzione del linguaggio è un processo molto delicato e personale, che varia da caso a caso e che è strettamente legato a numerosi fattori tra cui l’ambiente in cui il piccolo vive.

Molti soggetti possono quindi presentare uno sviluppo diverso, sia in termini quantitativi che qualitativi. I PARLATORI TARDIVI, ad esempio, sono i bambini che sviluppano il linguaggio tra i 24 e i 36 mesi.

Dai più recenti studi emerge che i parlatori tardivi, se non adeguatamente seguiti, possono presentare negli anni successivi disturbi specifici del linguaggio e/o dell’apprendimento. I disturbi specifici del linguaggio (DLS) possono interessare sia la comprensione sia la produzione di parole e/o frasi; possono presentarsi come un disturbo nella produzione dei suoni linguistici o con alterazioni di tipo lessicale, sintattico-grammaticale, ecc. Col termine disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), invece, ci si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disturbi consistenti in significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità di lettura, scrittura e calcolo. 

I parlatori tardivi, quindi, sono quei bambini che non utilizzano il linguaggio verbale come strumento principale per comunicare con gli altri; se i genitori si accorgono di questo fenomeno è importante ascoltare il parere di un logopedista, specializzato nei disturbi di linguaggio.

Nell’ottica di un intervento precoce è importante agire prima sulla qualità e sull’efficacia delle interazioni sociali tra bambino e adulto/genitore piuttosto che sul linguaggio in sé.

Lo scopo dovrebbe essere quello di promuovere, in coloro che si prendono cura del bambino, frequenti e favorevoli momenti che permettano al bambino di rispondere, partecipare ed esibire le proprie risorse nelle interazioni quotidiane.

In tutto questo è quindi fondamentale il rapporto genitore-bambino, in cui l’adulto assume un ruolo chiave nello sviluppo delle abilità comunicative e linguistiche del loro bambino, diventando quindi una parte integrante di tutto il processo d’intervento. Questo modello fornisce al genitore un ruolo attivo nello sviluppo del linguaggio del figlio, sfruttando le attività quotidiane dei bambini come contesto di apprendimento. 

Non sempre un ritardo nello sviluppo del linguaggio si sviluppa in seguito in un disturbo vero e proprio, tuttavia, può essere opportuno consultare uno specialista per chiarire ogni dubbio e cominciare, se necessario, un percorso per affrontare insieme le difficoltà presenti e ricercare le strategie migliori da attuare.

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